Un Caffè con

“Un Caffè con” Maurizio Pizzo, Arcidiacono della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant’Alfio

Nasce ufficialmente “Un Caffè con”: uno spazio riservato alle interviste, mediante le quali ri-scopriremo il territorio leontino. Lo faremo attraverso le storie, le voci e gli sguardi dei nostri invitati. Ad inaugurare la nuova Rubrica de “La Gazzetta Leontina” è Padre Maurizio Pizzo, attuale Arcidiacono della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant’Alfio.

Nasce ufficialmente Un Caffè con: uno spazio riservato alle interviste, mediante le quali ri-scopriremo il territorio leontino. Lo faremo attraverso le storie, le voci e gli sguardi dei nostri invitati. Ad inaugurare la nuova Rubrica de La Gazzetta Leontina è Padre Maurizio Pizzo, attuale Arcidiacono della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant’Alfio.

D: Caro Don Maurizio Pizzo, a nome della testata giornalistica La Gazzetta Leontina desidero ringraziarla per aver accettato il mio invito. Con l’intervista di oggi, peraltro, inaugureremo insieme la nuova Rubrica Un Caffè con.

R: Grazie a te, Emanuele, per l’invito. Sono felice di poter inaugurare questa nuova Rubrica insieme a voi.

D: Inizierei la nostra chiacchierata provando subito a volgere lo sguardo indietro nel tempo. Può raccontarci della sua infanzia, dei suoi affetti e dei suoi luoghi natii?

R: Per quanto concerne la mia infanzia, i miei affetti e i miei luoghi natii posso dire d’esser nato e cresciuto a Siracusa: una città ricca di storia, cultura, incontri e diversità. Non rinnego certamente il mio passato. Quello di un ragazzino che, vivendo per strada, ha imparato tanto e ha sempre cercato delle risposte alle profonde domande che si poneva al suo interno.

Veduta aerea dell’isola di Ortigia | Siracusa | Fonte: © 10Cose.it

D: In quale istante della sua vita ha percepito, per la prima volta, la presenza di un’Entità Superiore?

R: Ricordo che sin da piccolo facevo il Ministrante e, una volta rientrato a casa subito dopo il servizio in Parrocchia, mi rivestivo e giocavo a dire la Messa come fossi un Sacerdote. Da giovane, poi, ho sentito più volte una voce che mi chiamava a stare dall’altra parte dei banchi e non solo come uno spettatore.

D: Quando ha capito di aver ricevuto la chiamata? E quando, ancora, ha deciso di abbracciare la sua vocazione sacerdotale?

R: Ho capito di aver ricevuto la chiamata più volte, in particolar modo quando mi sentivo incompleto. Dentro di me cercavo di ascoltare questo desiderio di maggiore completezza che parlava al mio cuore. E poi sicuramente attraverso molti segni che mi hanno portato ad intraprendere una strada sicuramente non facile: segni che potremmo anche considerare delle coincidenze ma che, nella loro globalità, non lo erano affatto. Ho deciso infine di intraprendere la vita sacerdotale all’età di 28 anni, a seguito di una scelta maturata con una profonda ricerca che mi ha portato, come adulto, ad abbracciare definitivamente questo percorso.

D: Ricorderà certamente il primo giorno trascorso in Seminario. Potrebbe descrivercelo? E soprattutto, che tipo di emozioni ha provato in quel momento?

R: Sì, ricordo bene il primo giorno di Seminario. Era fine Estate, nella Villa del Seminario (NdA: una residenza estiva per i seminaristi nei pressi di Canicattini Bagni, Provincia di Siracusa). Ho trovato delle persone molto alla mano, semplici, scherzose: un clima goliardico all’interno del Seminario che mi colpì molto, poiché generalmente non te l’aspetti.

D: Quali sono stati i suoi primi incarichi, una volta divenuto Sacerdote?

R: Una volta che fui inviato a Lentini, dopo circa una settimana l’Arcivescovo mi prospettò la destinazione di Vicario Parrocchiale nella Chiesa di Cristo Re. Dopo circa un anno invece, all’inaugurazione della struttura del nuovo Nosocomio, mi chiese di prendermi cura anche dei fratelli purtroppo ammalatisi nelle vesti di Cappellano.

Una foto d’epoca che ritrae Piazza Umberto I e Piazza Duomo | Lentini (SR) | Fonte: clicca qui

D: All’improvviso, dunque, Lentini entra nella sua vita. Che impatto ha avuto con la nostra comunità?

R: Ho avuto un impatto familiare, di accoglienza ed affabilità. Anche se non sono mancati sicuramente i momenti di lotta in cui si è messi alla prova, alla ricerca forse della cosa più difficile: riuscire ad essere se stessi anche quando non è facile esserlo.

D: Nel 2014, l’allora Arcivescovo Metropolita di Siracusa S.E. Mons. Salvatore Pappalardo – Arcivescovo Emerito a partire dal 24 Luglio 2020 – le affida la guida della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant’Alfio. Chi, meglio del suo Arcidiacono, ha potuto constatarne i significativi mutamenti negli ultimi anni. Può provare a farceli rivivere, attraverso i suoi occhi e la sua esperienza?

R: Nel 2014 l’Arcivescovo mi inviò nella Chiesa Madre di Lentini, nelle vesti di Arcidiacono. Ricordo una struttura completamente invasa dai ponteggi e dalle impalcature: fu lì che percepii quasi come una sfida, molto grande, che mi stimolò col tempo a mettere in moto tutte quelle energie necessarie per ripristinare quei luoghi, sebbene non li avessi mai vissuti in prima persona ma che erano molto cari ai lentinesi e alla loro devozione. Una sfida superata anche grazie agli ausili dei miei superiori e alle numerose iniziative messe in campo. Tra i ricordi più belli di quelle prime fasi, custodisco gelosamente la riapertura simbolica del portone da parte dell’Arcivescovo Metropolita (oggi Arcivescovo Emerito) di Siracusa S.E. Mons. Salvatore Pappalardo e il Concerto di Riapertura dell’Ex Cattedrale organizzato dall’Associazione Corale Polifonica Ad Dei Laudem. Annovero poi gli sforzi dell’allora Comitato Pro Chiesa Madre e di chiunque si sia speso nella società civile per vedersi restituito ciò che gli apparteneva. Nel corso del tempo, poi, si sono presentate altre esperienze rivelatesi delle vere e proprie sfide: penso, ad esempio, al recupero della Chiesa Rupestre del Crocifisso. Senza il supporto delle numerose Associazioni, della società civile, del laicato e dei cittadini liberi non avremmo mai – parlo al plurale e mai al singolare – ottenuto delle vittorie di questo tipo, oggi sotto gli occhi di tutti. Ciò è stato possibile soltanto attraverso degli sforzi, degli impegni, delle energie corali e condivise.

Concerto di Riapertura della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant’Alfio, organizzato dall’Associazione Corale Polifonica “Ad Dei Laudem” il 7 Dicembre del 2014 | Lentini (SR) | Fonte: © Ad Dei Laudem

D: Nel Novembre del 2018 l’Associazione Archeoclub d’Italia (Sez. di Lentini), in occasione del trentennale della sua fondazione, le conferisce il Premio Sebastiano Pisano Baudo – XXIV Edizione per il suo impegno nello studio, nella divulgazione e nella salvaguardia del patrimonio culturale del nostro territorio. a cominciare dalla Chiesa Rupestre del Crocifisso. Quanto la inorgoglisce aver ricevuto un riconoscimento così prestigioso?

R: Un Premio che mi lusinga particolarmente, così come mi lusinga esser annoverato insieme a tanti illustri della società lentinese (penso, ad esempio, al Professore Cirino Gula). Ciononostante, quel premio non è stato conferito solo alla mia persona bensì a tutti coloro che in questi anni hanno condiviso degli obiettivi comuni.

D: I luoghi del martirio, i Festeggiamenti del 9-10-11 Maggio e del 2 Settembre: può descriverci il suo legame intimo con i Patroni tutelari della città di Lentini?

R: Quello con i Santi Martiri è un legame che si è tessuto gradualmente. Ricordo un episodio del tutto casuale (una delle tante coincidenze che, mettendole insieme, si son poi rivelati i tasselli di un grande puzzle): quando ero Vice Parroco mi recai nella città di mio fratello, Lecce. Per caso, visitai un paesino insieme a lui (che non conosceva) e lì mi fermai per una notte: era Vaste (NdA: città natale dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino). Pochi mesi dopo, l’Arcivescovo mi chiese di diventare il nuovo Arcidiacono della Chiesa Madre di Lentini. Da allora, il legame divenne via via sempre più stretto.

Festeggiamenti in onore dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino | Lentini (SR), 9-10-11 Maggio e 2 Settembre di ogni anno | Fonte: © Emanuele Grillo

D: Può parlarci, brevemente, del rapporto con i suoi parrocchiani? E quanto riesce a comprendere della situazione in cui ci troviamo, attraverso le loro testimonianze?

R: Per quanto riguarda il rapporto con i miei parrocchiani, vi è una continua dialettica attraverso la quale ritengo sia possibile maturare come uomini e cristiani nell’ottica della reciprocità e dell’ascolto comune.

D: Il 2020 è indubbiamente un annus horribilis a causa della pandemia da Covid-19. Quanto è stato difficile prendere delle decisioni – di concerto con il Comitato dei Festeggiamenti e le autorità di pubblica sicurezza – tanto sagge quanto sofferte per il mese di Maggio?

R: È stato difficile ma doveroso prendere questo tipo di decisioni. Posso ben dire, col senno di poi, che rifarei tutto quello che ho fatto: dico sempre che bisogna guardare lontano e non alle gratificazioni immediate, optando anche per delle scelte apparentemente impopolari che nel tempo si rivelano però coerenti e in grado di farti sentire in pace con te stesso.

D: La cancellata della Chiesa Madre ricolma di fiori e, infine, l’erezione della Chiesa dei Tre Santi (o della Fontana) a Santuario Diocesano dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino: due eventi destinati a rimanere per sempre nella memoria collettiva. Lei è d’accordo?

R: Certamente sì, nella misura in cui non rimangano però degli episodi isolati. Occorre prendere coscienza dei doni che ci vengono affidati – come insegna il Vangelo – affinché vengano trafficati, moltiplicati e spesi al servizio della collettività. Ritengo che quest’ultimo sia uno degli obiettivi che la cittadinanza e tutti noi parrocchiani dobbiamo prefissarci nel futuro prossimo.

D: Le nostre tazzine sono ormai vuote, è giunto il tempo di salutarci. Ma non posso congedarmi senza averle rivolto un’ultima domanda: possiamo dire che Lentini è ormai diventata, un po’, anche la sua città?

R: Da cittadino del mondo qual io mi sento, vorrei concludere questa lieta serie di domande con una citazione tratta da un testo molto caro al Cristianesimo delle origini, dal titolo Lettera a Diogneto: «Ogni patria per essi è straniera ma ogni regione straniera è la loro patria».

Maurizio Pizzo (1976) è un presbitero, Arcidiacono della Chiesa Madre (Ex Cattedrale) Santa Maria la Cava e Sant’Alfio a partire dal 25 Marzo 2014 | Fonte: © Maurizio Pizzo

Fonte dell’Immagine in evidenza: © Maurizio Pizzo

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