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Morto l’artista Condorelli | Pathos e amore per la sua Lentini

Franco Condorelli non è il genere di artista che capita tutti i giorni. Ha raggiunto livelli internazionali con la sua pittura surrealista e ha sempre creduto nelle realtà creative e nei giovanili del territorio. Le sue “creature” hanno varcato le soglie dei luoghi della cultura ambìti ai più.

Classe 1948, formazione locale, il suo estro è stato frutto d’una stagione pittorica entusiasmante nella sua città natìa: Lentini. Profondo l’amore che lo legava alla sua terra, nonostante esposizioni di prestigio come quelle ad Amsterdam, Parigi, Milano, Roma, Palermo e molte altre capitali culturali del mondo. Definiva le sue opere “stralci, brani di ossessioni di una perenne e intensa attività al di fuori di mode e tendenze e al di fuori del tanto detestabile circuito che imbriglia e falsa l’atto creativo”. 

Ecco perché ha intrapreso la profonda scelta di non appartenere al “sistema dell’arte” dove i sentimenti vengono mercificati: eremita per necessità nella terra di Sicilia, matura la nostalgia della Pittura.

Memorabili restano i cicli pittorici dei panneggi, delle chimere, delle “pepite” e delle pietre di Pancali, sino all’ultimo ciclo di produzione interamente ispirato agli scorci dell’area del Leontinoi e più in generale della Sicilia orientale. 

Così affermava: “Forse le persone conosciute sono già morte come morti sono quei pochi documenti da me svogliatamente raccolti perché finiti sotto le macerie del terremoto del ’90 avvenuto qui in Sicilia” – continua – “anche il mio pathos ha di questi umori, anzi vedo di già all’orizzonte ergersi qualcosa d’insolitamente stimolante”.

Tra le ultime produzioni, nel 2017, un progetto curato da Badia Lost & Found, che vedeva l’installazione di otto “giganti” ispirati ai racconti di Ulisse, di cui i Lestrigoni (popolazione autoctona), tutt’oggi visitabile in quel “museo a cielo aperto” che lui stesso, da artista, apprezzava. 

Le sue tele, in particolare quelle dell’ultimo periodo, evidenziano in maniera del tutto naturale una carica emozionale sempre viva nell’artista che non si piega alla retorica o alla banalità esecutiva, egli si definisce anche un’artista meteoropatico: l’estate che suscita nell’artista un’esplosione di colori e di forme spesso indefinite e indefinibili; l’inverno in cui la vena dell’artista è più votata verso la rappresentazione figurativa del mondo intorno a se. 

Nell’arte del maestro Condorelli anche la sua Lentini, le sue vie, i suoi colori, le sue tradizioni, che anche ad occhi meno attenti e vigili suscitano intimissime emozioni. I luoghi di Lentini vengono rappresentati nei suoi contorni più vivi, più reali: per mille ragioni, meriti, emozioni e riconoscenze, la città, il territorio e la categoria dei professionisti dell’Arte, oggi ringraziano Franco.

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