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Le preoccupanti ingerenze della Cina su Hong Kong

Quanto il mondo riuscirà a cambiare la Cina? E quanto la Cina riuscirà a cambiare il mondo? Una cosa è certa: le risposte ai due complessi quesiti segneranno incontrovertibilmente il prosieguo del nostro divenire.

Lo scorso 30 Giugno i membri del Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, cuore nevralgico del potere a Pechino, hanno promulgato all’unanimità la controversa «legge della Repubblica Popolare Cinese sulla salvaguardia della sicurezza nazionale nella Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong» che ha dato e darà alla Cina della neo via della seta un crescente controllo sull’ex protettorato britannico.

Hong Kong: democrazia e proteste | Fonte: clicca qui

Un’ingerenza sul piano normativo (a partire dal 1° Luglio, infatti, ogni ipotesi di conflitto tra i due ordinamenti verrà risolto con la primazia del diritto della capitale cinese), giudiziario (gli organi del Partito Comunista Cinese, PCC, potranno nominare i magistrati che si occuperanno della sicurezza nazionale), militare, socio-culturale e (per ultimo, ma nondimeno) economico: in parole povere, come preannunciato dalle testate giornalistiche nonché dalle numerose organizzazioni internazionali nei mesi addietro, la celebre teoria «una Cina due sistemi» (adoperata anche nei riguardi di Macao, ex colonia portoghese) per la indisciplinata Hong Kong può considerarsi precocemente terminata.

O almeno, allo stato dell’arte, la situazione nel suo intero non lascerebbe presagire – purtroppo – un altro tipo di esito dopo lo slittamento di un anno delle prossime elezioni locali (ufficialmente per via del Covid-19, il cd. Nuovo Coronavirus) oltre che la cacciata dei candidati filo-democratici dalle liste elettorali, le decine di mandati di arresto per attivisti e/o dissidenti, gli episodi di feroce applicazione della novella legislativa, l’apertura del nuovo Ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale presso l’ormai rinomato Hotel Metropark e, in generale, la fiacchezza oltre che i timidi tentativi – leciti ed illeciti – palesati dalla comunità internazionale al fine di una efficace e pacifica risoluzione.

Quando la Cina supererà l’America | Fonte: clicca qui

La città del porto profumato e del cd. Handover nel 1997, virtuoso esempio di commistione tra le abitudini occidentali e quelle orientali, anticipa bruscamente il 2047 – periodo in cui Hong Kong avrebbe esaurito il suo periodo di transizione per entrare totalmente sotto l’influenza di Pechino – per coronare anzitempo, con le repressioni e col sangue, le mire espansionistiche di una Cina che si affanna a concretizzare gli ambiziosi progetti che la dipingerebbero (entro il 2050) come la nuova e la più grande superpotenza che il mondo abbia mai conosciuto.

Le esistenze dei cittadini di Hong Kong, le proteste dei liceali e le grida a presidio delle libertà fondamentali (il più delle volte volontariamente/involontariamente sconosciute o comunque d’intralcio per i metodi usualmente adoperati da Pechino; l’umanità non ha dimenticato la Protesta di Piazza Tienanmen nel 1989) diventano quindi sacrificabili per la «rule of law with chinese characteristics» e per la terra del Dragone che, seppur abbia deciso di adottare la politica della porta aperta nel 1978 e si sia dotata di un ultimo testo costituzionale nel 1982 (la cui ultima revisione risale al 2004), conserva sotto gli abiti di un Comunismo personalizzato (a trazione autoritaria e, conseguentemente, dittatoriale per mano del PCC) impregnato di Capitalismo e del pensiero di Mao le sue antichissime tradizioni legate al Confucianesimo, all’imperialismo plurimillenario ed a quel principio di armonia ottenibile soltanto attraverso quell’ordine sociale che si ricollega all’idea di un ordine cosmico basato su un’interazione fra cielo, terra e uomini (questi ultimi mediante la gerarchizzazione dei cinque rapporti sociali).

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In un tale contesto e per secoli il diritto (che si divideva essenzialmente nel li = rito riservato ai signori e nel fa = legge riservato al popolo), al pari della guerra, è stato considerato un mero strumento e la sua evoluzione è maturata nell’ambito di una posizione pressoché di subordinazione (fino a non pochi decenni or sono e, in parte, anche adesso) rispetto al pensiero filosofico-culturale prevalente nel Paese. Filosofia che, tutt’oggi, contraddistingue ed influenza fortemente il pensare nonché l’agire dei cinesi tanto variegati quanto conservatori, celebri amanti del principio della non interferenza negli affari interni.

Quanto il mondo riuscirà a cambiare la Cina? E quanto la Cina riuscirà a cambiare il mondo?

Una cosa è certa: le risposte ai due complessi quesiti segneranno incontrovertibilmente il prosieguo del nostro divenire.

Il cd. “rivoltoso sconosciuto” durante le proteste di Piazza Tienanmen | Pechino (Cina), 5 Giugno 1989 | Fonte: clicca qui

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