Diciamoci tutto

La storia del Partito Comunista Italiano (PCI) nel centenario della sua fondazione

L’esperienza comunista italiana ha rappresentato un vero unicum nello scenario mondiale: l’immensa preparazione e la sorprendente lungimiranza della sua classe dirigente hanno infatti tracciato, nel tempo, un “percorso alternativo”. Un sentiero intriso di mitigazione ideologica e di presidio/sostegno alle classi popolari, di mediazione e di collaborazione politica, di coesione e di unità nazionale.

Il 21 Gennaio del 1921 nasceva, a Livorno, il Partito Comunista d’Italia (PCd’I).

A seguito delle ventuno condizioni stabilite dal II Congresso dell’Internazionale Comunista (Comintern) presieduto da Grigorij Evseevič Zinov’ev – insieme con Nikolaj Ivanovič Bucharin e Vladimir Lenin – e della conferenza stampa svoltasi a Milano il 15 Ottobre 1920, il 21 Gennaio del successivo anno certificò la scissione della frazione comunista dal Partito Socialista Italiano (PSI) fondato nel 1884. Abbandonando il Teatro Carlo Goldoni, quindi i lavori nell’ambito del XVII Congresso della compagine partitica più antica d’Italia, la cd. scissione di Livorno diede vita al I Congresso del Partito Comunista d’Italia che ebbe luogo al Teatro San Marco.

Una scena del film “Ottobre” (1928), diretto dal regista e sceneggiatore sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (1848-1948), che ricostruisce la presa del Palazzo d’Inverno nell’ambito della “Rivoluzione d’Ottobre” consumatasi a San Pietroburgo nel Febbraio del 1917 | Fonte: clicca qui

Nato dall’impulso della celebre Rivoluzione d’Ottobre nel Febbraio 1917 e sulla scia del biennio rosso che investì l’Europa nel 1919-1920, la sezione italiana del Comintern attraversò un lungo periodo di bolscevizzazione e di rapporti tanto amorevoli quanto controversi con Mosca, ma soprattutto fu costretto a ripiegarsi nella clandestinità a partire dal 1926 per via del Regime Fascista.

Al termine del Secondo Conflitto Mondiale, il Partito Comunista Italiano (PCI) – così denominato a partire dal 1943, dopo la dissoluzione dell’Internazionale Comunista – che aveva fortemente contribuito alla Resistenza (quindi al Comitato di Liberazione Nazionale, CNL) e che aveva assunto i connotati tipici dei partiti di massa di stampo novecentesco, partecipò attivamente alla nascita della Repubblica Italiana (1946) ed alla stesura della Costituzione (1948) insieme con le anime socialiste, cattoliche e liberali presenti nel Paese.

Il 25 Aprile del 1945 ricorre l’Anniversario della Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista o, più semplicemente, la Festa della Liberazione | Fonte: clicca qui

La più grande compagine comunista dell’Europa Occidentale, che nel corso dei decenni aveva gradualmente compreso la necessità di un superamento della lotta alla borghesia così come dell’instaurazione di una dittatura del proletariato (fenomeni socio-economici e soluzioni politico-filosofiche tipici del centralismo democratico improntato dagli Stati socialisti in contrasto agli idealtipi liberali, che trovarono il giusto contesto in quei tumulti che segnarono la fine della Russia Imperiale) sanciti nel Manifesto del Partito Comunista redatto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848, la fautrice della «via italiana al socialismo» e l’eterna emarginata nello scacchiere politico di una Nazione che necessitava di gravitare saldamente nell’orbita atlantista/capitalista filostatunitense ha oltrepassato tante stagioni, vivendone appieno le complessità e i cambiamenti. Dalle situazioni pre-insurrezionali da scongiurare alle ipocrite giustificazioni dei metodi dittatoriali perpetuati dai Regimi Comunisti in determinate aree del globo, dal Compromesso storico all’organizzazione terroristica delle Brigate Rosse (BR) aspramente condannata, dall’apice del consenso nelle Elezioni Politiche del 1976 (con il 34,37% dei consensi) alla caduta del Muro di Berlino nel Novembre del 1989.

Il 9 Novembre del 1989 cadeva il Muro di Berlino, un sistema di fortificazioni attivo sin dal 1961 e che divise per decenni la Germania Est dalla Germania Ovest nella logica bipolare improntata dalla Guerra Fredda | Fonte: clicca qui

Con la svolta della Bolognina nel 1991, il partito di Antonio Gramsci e di Enrico Berlinguer, di Palmiro Togliatti e di Achille Occhetto terminò la sua corsa. Le sue eredità furono raccolte dal Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea (PRC-SE) e dal Partito Democratico della Sinistra (PDS), quest’ultimo mutato in altre forme sino alla nascita del Partito Democratico (PD) nel 2007.

I regimi totalitaristici (Nazismo, Fascismo e Comunismo), in più epoche e in egual modo, provarono a risolvere le diseguaglianze tra individui e i disagi di natura economica con l’annichilimento – in ogni modo – del singolo e dei suoi diritti inalienabili. Per questo, e molto altro, sono stati sconfitti dalla storia.

Eppure, l’esperienza comunista italiana ha rappresentato un vero unicum nello scenario mondiale: l’immensa preparazione e la sorprendente lungimiranza della sua classe dirigente hanno infatti tracciato, nel tempo, un percorso alternativo. Un sentiero intriso di mitigazione ideologica e di presidio/sostegno alle classi popolari, di mediazione e di collaborazione politica, di coesione e di unità nazionale.

Una strada che, ancora oggi, riecheggia in un nuovo millennio orfano di visioni ed all’incessante ricerca di una sua vera identità.

.«Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita».

(Enrico Berlinguer)

Enrico Berlinguer (1922-1984) è stato un politico italiano, Segretario Generale del Partito Comunista Italiano (PCI) dal 17 Marzo 1972 all’11 Giugno 1984 | Fonte: clicca qui

Fonte dell’Immagine in evidenza: clicca qui

banner la gazzetta

In alto