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Il destino di Lentini: un nuovo Manifesto politico-culturale

Lentini sa essere una madre premurosa, che ti rialzerà dopo una caduta; una sorella attenta, che sarà disposta ad ascoltarti; una figlia tenera, che vorrà stringerti la mano. Ma la nostra madre, la nostra sorella, la nostra figlia adesso è in serio pericolo: a ciascuno di noi quindi, nei rispettivi ruoli, l’inderogabile ed improcrastinabile compito di metterla in salvo.

«Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo».

(Mahatma Gandhi)

Il momento storico che Lentini, i lentinesi e la lentinità stanno attraversando è forse il più tragico – oltre che complesso – che quest’antico territorio e questa comunità plurimillenaria abbiano vissuto dall’VIII secolo a.C. ad oggi.

La tanto bella quanto maledetta Λεοντῖνοι ha infatti conosciuto le distruzioni per mano dei tiranni di Siracusa, la piaga della malaria per via del Lago (o, altresì, Biviere) che ispirò Giovanni Verga e, ancora, il devastante terremoto del 1693 che mise in ginocchio la Sicilia Sud-Orientale. Eppure questa città è sempre riuscita a rialzarsi, superando avversità e disavventure di ogni sorta.

Parco Archeologico di Leontinoi | Carlentini (SR) e Lentini (SR) | Fonte: clicca qui

I prossimi anni saranno cruciali per il destino dei nostri luoghi, delle nostre vite. Il tempo delle mezze decisioni, delle grigie opacità, del pressappochismo, delle improvvisazioni, delle cattive comunicazioni, delle mirabolanti piroette, degli ipocriti servilismi, dei battibecchi puerili, dei mercimoni, delle non risposte, delle verginità improvvisamente ritrovate, del «divide et impera» e delle arroganze è giunto al termine. Per tutti. Mettetevelo in testa.

Disastro ambientale, gravi malattie, dissesto finanziario, ricorsi amministrativi e giudizi pendenti di varia natura, criminalità, perdita generale di prestigio, diminuzione di incisività/potere decisionale. Questo non è un gioco, non è avanspettacolo, non è il red carpet degli Oscar. Coloro i quali saranno chiamati a governare questa città – l’Amministrazione uscente o qualsiasi altra nuova compagine – dovranno veramente sporcarsi le mani, giorno dopo giorno, senza slogan e parole vuote, per risollevare Lentini dal baratro in cui è sprofondata (l’ultimo trentennio ha contribuito in maniera particolarmente significativa nel raggiungimento di tale risultato). Sarà difficilissimo, sarà necessario, sarà un atto d’amore.

Una foto d’epoca che ritrae la Villa Gorgia | Lentini (SR) | Fonte: clicca qui

Risanare il bilancio ed attuare un piano di rientro efficace, congiungere proficuamente la classe politica ai poliedrici e versatili mondi della cultura e dell’associazionismo (sostenendo attivamente le loro sfide quotidiane), promuovere concretamente nuove strategie di sviluppo multi-livello, rinsavire un tessuto economico fortemente depresso – non sprechiamo la recente nascita delle Zone Economiche Speciali (ZES) nei nostri territori – ed intraprendere una nuova fase di rigenerazione socio-antropologica tornando a preoccuparsi degli ultimi e dei più fragili, ingegnarsi seriamente per il rilancio e per la fruizione del centro storico (portando innanzitutto a compimento i finanziamenti stanziati negli ultimi anni dalla Regione Siciliana – mediante decreti dirigenziali – nell’ambito dei fondi previsti dalla Legge del 31 Dicembre 1990, n. 433, «Disposizioni per la ricostruzione e la rinascita delle zone colpite dagli eventi sismici del Dicembre 1990 nelle Province di Siracusa, Catania e Ragusa»), riaprire la stagione degli scavi nel Parco Archeologico e nell’Area del Castellaccio insieme con le rispettive zone limitrofe, intensificare il turismo religioso-conoscitivo legato alle figure dei Santi Martiri rincalzandone i luoghi ed i percorsi devozionali, ripensare in chiave strategica alla collocazione geografica che il nostro tessuto urbano vanta in qualità di crocevia infrastrutturale tra le Province etnea (con l’Aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania-Fontanarossa a pochi minuti), aretusea ed iblea nel cuore di ben tre siti insigniti dall’UNESCO del titolo di Patrimonio dell’Umanità (le Città tardo barocche del Val di Noto, 2002 / Siracusa e la Necropoli Rupestre di Pantalica, 2005 / il Monte Etna, 2013), recuperare il settore agrumicolo mediante approcci corali e scevri da ogni forma di bieco individualismo imprenditoriale, iniziare a sperimentare la formula giuridica della cd. Unione di Comuni tra Lentini-Carlentini-Francofonte che potrebbe rivelarsi una buona soluzione per migliorare ulteriormente l’esercizio congiunto di funzioni e/o servizi di competenza comunale, ricominciare a parlare di mafia e di legalità (vocaboli sciaguratamente sempre più dimenticati), sensibilizzare la collettività nel suo intero rispetto ad alcune tematiche imprescindibili come la tutela della salute nonché del territorio e molto altro ancora; non sto qui a dilungarmi ulteriormente anche perché ritengo, in tutta sincerità, che in una città martoriata come la nostra – ove la normalità, purtroppo, non esiste da tempo – occuparsi alacremente/positivamente di questi (apparentemente scontati) punti rappresenterebbe già un buon risultato. Palazzo Scammacca deve ri-tornare ad essere il fulcro, il baricentro in cui i volti sani ed operosi di Lentini possono gravitare per esprimere al meglio tutto il loro potenziale.

«Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».

(San Francesco d’Assisi)

Urge, nelle singole realtà locali, apprendere nuovi linguaggi comunicativi, intraprendere nuovi percorsi, immaginare nuovi orizzonti. Focalizziamoci con coraggio sulla parola competenza e sui contenuti, con metodi multidisciplinari e manifesti politico-culturali innovativi, trasversali e, al contempo, ancorati ad una categoria di valori ben definita. Non sprechiamo quel percepir comune e quella necessitata «corrispondenza d’amorosi sensi» (per rimembrare il Foscolo) maturati nell’ultimo periodo. Riportiamo al centro la legalità, unico ed irrinunciabile tassello che armonizza ogni nostro agire. Meno infimi intrecci, più buonsenso e più persone giuste al posto giusto, sapienti conoscitori – a tutto tondo – degli accadimenti di un passato che si riflette inesorabilmente sulle impellenti necessità del presente.

Tuteliamo la professionalità, le argomentazioni, la trasparenza. Valorizziamo le sinergie, vere e sincere. Abiuriamo le narrazioni romanzesche, le disinformazioni strumentali e gli ostinati perseguimenti dei tornaconti personali.

Esiste un’unica via d’uscita, la più ardua, senza possibilità di scorciatoie: avere il coraggio di ripensare ogni cosa e di rimettere tutto in discussione, con sapienza e con spirito di abnegazione. Soltanto così potremo sperare di tramutare una simile crisi in opportunità.

Lentini sa essere una madre premurosa, che ti rialzerà dopo una caduta; una sorella attenta, che sarà disposta ad ascoltarti; una figlia tenera, che vorrà stringerti la mano.

Ma la nostra madre, la nostra sorella, la nostra figlia adesso è in serio pericolo: a ciascuno di noi quindi, nei rispettivi ruoli, l’inderogabile ed improcrastinabile compito di metterla in salvo.

«Ogni volta che lo riterrai opportuno, accendi un sogno e lascialo bruciare in te».

(William Shakespeare)

Pantani di Gelsari e di Lentini | Augusta (SR), Carlentini (SR) e Catania | Fonte: clicca qui

Fonte dell’Immagine in evidenza: © Emanuele Grillo

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