Diciamoci tutto

Fiero dell’Italia e degli italiani

Nonostante gli errori comunicativi, gli sciacallaggi, i gesti di infinita stupidità, le psicosi di massa et similia non siano di certo mancati, nel momento di maggior criticità siamo riusciti e stiamo riuscendo a dimostrare (anzitutto a noi stessi e, poi, al mondo intero) che si può tirar fuori il meglio: solidarietà, impegno, responsabilità, sacrificio, unione. Ciascuno nel suo ruolo.

Permettetemi di dirlo: in uno scenario globale confuso e frammentato, con Governi menzogneri e noncuranti su temi come la salute dei propri cittadini, sono fiero dell’Italia e degli italiani.

Nonostante gli errori comunicativi, gli sciacallaggi, i gesti di infinita stupidità, le psicosi di massa et similia non siano di certo mancati, nel momento di maggior criticità siamo riusciti e stiamo riuscendo a dimostrare (anzitutto a noi stessi e, poi, al mondo intero) che si può tirar fuori il meglio: solidarietà, impegno, responsabilità, sacrificio, unione. Ciascuno nel suo ruolo. Hashtag come #iorestoacasa e #andràtuttobene, inoltre, hanno raggiunto l’effetto sperato.

Lascia il virus fuori dalla porta, #iorestoacasa | Fonte: clicca qui

L’Italia è una Repubblica Parlamentare, forgiata sui valori liberal-democratici. Qui non vige l’autoritarismo, non regna la dittatura. Ed ecco che una risposta così omogenea e composta, nella totalità di sessanta milioni di abitanti coinvolti, era tutt’altro che scontata. Se fossimo così ligi, responsabili e muniti di profondo senso civico non soltanto nelle situazioni emergenziali bensì anche nei periodi di ordinaria amministrazione, avremmo ottenuto risultati infinitamente più soddisfacenti su temi come la lotta alla malavita, alla corruzione e, ancora, al lavoro nero.

Un plauso al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, la cui crescita politica – accostabile alla sua dialettica e alla sua formazione giuridica – ravveduta da chi scrive già nei mesi addietro (non tralasciando ovviamente la deludente esperienza del Governo giallo-verde, le grandi incongruenze/colpe di quei momenti e la capacità trasformista che gli ha concesso di traghettare sin qui con il nuovo Esecutivo giallo-rosso) è ormai al culmine: che vi piaccia o meno, l’inquilino di Palazzo Chigi – insieme con il Quirinale – mediante la sua pacata fermezza, il suo bilanciamento formale e sostanziale nonché (quando ciò si rivela necessario) la sua dose non indifferente di interventismo, ad oggi è meritatamente divenuto un punto di riferimento imprescindibile tanto nel panorama istituzionale quanto nella vita reale di tutti noi. Con buona pace dei restanti leader nostrani (soprattutto dei sovranisti, la cui usuale propaganda sembra non assortire più alcun effetto rilevante sugli elettori, rendendoli di fatto impreparati) e, ancora, di coloro che – troppo spesso, purtroppo – nutrono quel malvezzo della polemica strumentale a prescindere.

Giuseppe Conte (1964) è un politico, giurista ed accademico italiano. Dal 1° Giugno del 2018 è Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana | Fonte: clicca qui

Bene l’aiuto da parte della Cina, senza dimenticarci che – come sempre, nella vita – il loro gentile supporto nel rifornirci di tutto il materiale tecnico-sanitario necessario (mascherine, ventilatori etc.) sarà lautamente remunerato. Un’intesa che salverà delle vite umane (la cosa più importante), che fa del bene ad entrambi i Paesi e che mira ad intensificarne i rapporti per gli anni avvenire: per il Governo cinese, soccorrere il Bel Paese non è soltanto un’operazione di solidarietà. Ad uno sguardo più attento questo gesto rivela infatti una forte impronta geopolitica/diplomatica, destinata (forse) a mutare irreversibilmente una parte più o meno consistente degli odierni assetti: la Cina sta svolgendo nei confronti di uno tra i membri del G8, non soltanto simbolicamente ma anche concretamente, quel ruolo di salvatore che fino a qualche decennio or sono sarebbe spettato di diritto solo e soltanto agli Stati Uniti d’America. Se nell’immediato secondo dopoguerra fu necessario varare il cd. Piano Marshall (inutile dire che le cifre di quella manovra finanziaria, contestualizzate in quel determinato periodo, furono poderose e difficilmente paragonabili ad altri casi) al fine di risollevare un’Europa lacerata dai conflitti, l’emergenza Coronavirus sembra trascinare il Paese del dragone in un nuova fase: dal pianto alla gioia, dalla sciagura all’occasione, dalla crisi all’opportunità. Gli antichi greci e la cultura classica, d’altronde, ci ricordano sempre questi preziosi concetti. Al cospetto di una pandemia globale ormai certificata – con un certo ritardo – dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e di fronte a quella che si profila come la più grave crisi socio-economica dopo il Secondo Conflitto Mondiale, il contrasto al Covid-19 può realmente tramutarsi nella prova generale del grande spettacolo cinese del domani. Se l’Italia dispone di molte risorse sotto il profilo qualitativo, ecco che la Cina offre le sue ingenti disponibilità quantitative (ovviamente anche le sue conoscenze scientifiche, ma non credo sia un torto affermare che noi italiani siamo ancora svariati gradini sopra). Da iniziali colpevoli nella diffusione del morbo, velatamente criticati ed accusati dalla comunità internazionale per aver – de facto – sottaciuto e sottovalutato la questione, nel giro di brevissimo tempo rischiano seriamente di diventare i nuovi paladini di un mondo che cambia. Mentre gli USA di Donald J. Trump sospendono i voli da/per il Vecchio Continente (fatta eccezione per il Regno Unito), la Cina di Xi Jinping nonché della nuova via della seta è la neo-superpotenza su cui poter contare. E a cui dover dar conto, a tempo debito.

Una desolata Piazza del Duomo | Milano | Fonte: clicca qui

Mentre da un lato Francia, Germania, Spagna ed UK (limitandoci ai nostri vicini di casa) cominciano irreversibilmente a fare i conti con il Nuovo Coronavirus, dall’altro le misure intraprese dai rispettivi governanti appaiono palesemente insufficienti. Sebbene sia possibile trarre degli insegnamenti dalla nostra esperienza – è giusto rievocare, peraltro, come l’Italia disponga di uno tra i migliori sistemi sanitari al mondo e il primo in Europa – e vi sia la facoltà di imitare il nostro modello (che, a sua volta, si fonda in larga misura su quello approntato nella Provincia dell’Hubei), il bassissimo numero di controlli – mediante tamponi – effettuati e l’aver preferito tutelare maggiormente le loro economie piuttosto che la sicurezza dei loro popoli rimangono delle macchie molto gravi (ricordiamoci, poi, che il primo focolaio del Vecchio Continente è divampato indisturbato in terra teutonica). I rispettivi Governi non soltanto continuano scelleratamente a non emanare quei provvedimenti urgenti che la situazione e la scienza richiedono (è di ieri una lettera aperta firmata da settantotto matematici, ove si parla chiaramente di lockdown e di intraprendere al più presto le misure approntate da Cina e Italia) ma ricorrono, persino, a frasi shock come quelle pronunziate dal Premier britannico Boris Johnson, «Abituatevi a perdere i vostri cari». Dai sudditi della corona e dall’isola del cd. judicial review, seppur alle volte bizzarri nelle loro tradizioni ed eccessivamente autonomi in quel sogno caratterizzato da un filo-imperialismo mai tramontato, ci aspettavamo qualcosina in più.

Infine, l’Unione Europea: da grande assente a flebile voce nell’agone politico-internazionale, quest’ultima si è (finalmente) premurata di manifestare la sua vicinanza nei riguardi del nostro Paese per i suoi sforzi, con la solidarietà espressa in coro da quasi tutti i suoi organi. Eccetto uno, la Banca Centrale Europea (BCE) capitanata dalla francese Christine Lagarde. Il suo gravissimo scivolone di ieri sera – che ha provocato, peraltro, sfiducie e perdite nei mercati finanziari – non soltanto richiedeva dei giusti rimproveri dalle istituzioni italiane (a cominciare, eccezionalmente, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) e dagli stessi vertici europei, ma getta veramente un’ombra – persino nei più convinti europeisti, me compreso – sul senso di questa Unione (specialmente, poi, quando le barriere che si presentano sono di natura economica, la prima ragion d’essere su cui nacquero la CECA/CEE/EURATOM; quanto ci manchi, Mario Draghi), che continua sistematicamente a sciogliersi come neve al sole ogni qualvolta la posta in gioco si fa più alta. I trattati fondativi europei, quello di Lisbona (firmato nel 2009) su tutti, auspicavano ed auspicano un’UE ben diversa: se il processo di comunitarizzazione persisterà nell’arenarsi di fronte alle questioni cruciali che coinvolgono gli Stati membri, piuttosto che accrescersi progressivamente, rimarrà solo e soltanto un’utopia. Regredirà, piuttosto che evolversi.

Perderemo tutto quello che i cittadini europei abbiamo ottenuto sin qui, faticosamente ed insieme, per la manifesta incapacità di saper fare (realmente) squadra nei momenti che contano.

La bandiera dell’Europa raffigura dodici stelle dorate a cinque punte disposte in cerchio su campo blu; le stelle sono orientate con una punta verso l’alto. Anche se la bandiera viene comunemente associata all’Unione Europea, essa venne inizialmente adottata dal Consiglio d’Europa (a partire dall’8 Dicembre 1955) ed è pensata per rappresentare l’intera Europa geografica e non una particolare organizzazione | Fonte: clicca qui

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